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Il 24 aprile, il Presidente della Federazione Russa [Putin] ha firmato un decreto “Sulla definizione per scopi umanitari delle categorie di persone che hanno il diritto di chiedere l’ammissione alla cittadinanza russa secondo una procedura semplificata”. Secondo questo decreto, i cittadini ucraini che risiedono permanentemente nei territori di determinati distretti delle regioni di Donetsk e Lugansk hanno il diritto di apprendere la cittadinanza della Federazione Russa senza adempiere a determinate condizioni e in tempi più rapidi.

In Occidente si sta cercando di presentare questa soluzione come d’emergenza, straordinaria, ma tali azioni sono state a lungo previste dal diritto sia internazionale che russo. In particolare, tale procedura è stata per molti anni prevista dalla legge sulla cittadinanza della Federazione Russa del 2002. La parte 8 dell’articolo 14 di questa legge stabilisce che i cittadini stranieri hanno il diritto di chiedere l’ammissione alla cittadinanza della Federazione Russa in modo semplificato, se rientrano in categorie definite dal Presidente della Federazione Russa. Tali categorie sono definite dal decreto di V.V. Putin del 24 aprile 2019.

La procedura semplificata per ottenere la cittadinanza russa non implica la concessione automatica della cittadinanza, ma esenta i richiedenti dalla presentazione di determinati documenti e dall’adempimento di requisiti aggiuntivi. La procedura semplificata per la concessione della cittadinanza della Federazione Russa prevede anche l’esame delle domande di ammissione alla cittadinanza entro un periodo non superiore a tre mesi e l’entrata in vigore della relativa soluzione dalla data della sua adozione.

Mettiamo subito una cosa in chiaro: questa soluzione non è stata adottata, ma solo annunciata il 24 aprile. Anche se alcuni media hanno affermato che Mosca avrebbe preso la soluzione in connessione alla vittoria di Zelenskij alle elezioni, la soluzione è stata presa già da tempo. Non è stata annunciata solo allo scopo di non influenzare le elezioni ucraine.

Il decreto presidenziale del 24 aprile dovrebbe essere considerato sia nel contesto della prassi a livello mondiale, sia nel contesto degli eventi accaduti dal 2014, quando un gran numero di cittadini ucraini (principalmente del Donbass) sono stati costretti a lasciare il loro Paese. Dall’aprile 2014 all’aprile 2019, solo dal Sud-Est dell’Ucraina 925mila cittadini ucraini sono entrati e sono rimasti nel territorio della Federazione Russa. In totale, sono 2,3 milioni i cittadini dell’Ucraina nel territorio della Federazione Russa. Durante questo periodo, 334 mila cittadini ucraini hanno chiesto alle autorità di concedere la cittadinanza russa.

Il decreto del Presidente della Russia del 24 aprile ha causato una reazione nervosa. La Germania, approfittando della sua presidenza nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha inserito all’ordine del giorno di una riunione d’emergenza la questione dei “passaporti russi”. Il Presidente del Consiglio ha il diritto di chiamare una riunione non programmata, in caso di aggressione o altro atto di violazione della pace o di minaccia della pace. Tuttavia, in questa sede i “partner” occidentali hanno fatto semplicemente uso dei loro pieni poteri per gonfiare la “minaccia russa”. Non avevano nulla da dire alla riunione convocata del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sbraitavano a riguardo della violazione del diritto internazionale, degli Accordi di Minsk, persino della violazione della legge russa, ma tacevano silenziosamente su quali norme di quel particolare documento fossero state concretamente violate.

In primo luogo, il diritto internazionale vigente stabilisce chiaramente, da una parte il diritto di uno Stato di decidere in merito alla regolamentazione della concessione della cittadinanza e, dall’altra, il desiderio delle persone interessate. Pertanto, l’articolo 2 della Convenzione Europea sulla cittadinanza del 1997 stabilisce chiaramente che ogni Stato ha il diritto di determinare nella propria legislazione chi sono i suoi cittadini. Nel preambolo della stessa convenzione si afferma che, sebbene gli Stati abbiano opinioni diverse sulla questione della pluralità della cittadinanza, ad essi è riconosciuto il diritto di decidere liberamente quali conseguenze derivano nel proprio diritto intimo, per il fatto che un proprio cittadino acquisisce o possiede un’altra cittadinanza, e appartiene anche allo Stato stesso. La stessa convenzione afferma che in materia di cittadinanza devono essere presi in considerazione gli interessi legittimi di entrambi gli Stati e degli individui. Infine, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sancisce il diritto di ogni persona a cambiare la propria cittadinanza.

In secondo luogo, la legislazione russa, come è già stato detto, prevede espressamente la possibilità di concedere una procedura semplificata per ottenere la cittadinanza.

In terzo luogo, neppure uno, a quanto pare, ha letto da molto tempo il testo degli Accordi di Minsk. Non un solo punto degli accordi concordati a Minsk è violato dal decreto presidenziale. I rappresentanti ucraini presso l’ONU hanno dimostrato ancora una volta chi viola davvero questi accordi. Pertanto, il paragrafo 7 prevede l’accesso sicuro, la consegna, lo stoccaggio e la distribuzione dell’assistenza umanitaria a chi ne ha bisogno attraverso un meccanismo internazionale. Il paragrafo 8 include una misura che definisce le modalità del pieno ripristino delle relazioni sociali ed economiche, compresi i trasferimenti sociali, come il pagamento delle pensioni e altri pagamenti (depositi e redditi, pagamento puntuale di tutte le bollette, riscossione delle tasse all’intimo del quadro giuridico dell’Ucraina). A tal fine, l’Ucraina ha dovuto riprendere il controllo di un segmento del suo sistema bancario nelle aree colpite dal conflitto; è prevista anche la possibilità della creazione di un meccanismo internazionale per favorire i trasferimenti di denaro.

Le autorità di Kiev non solo non hanno adempiuto a una di queste condizioni, ma hanno anche aggravato la condizione. Le azioni militari contro la popolazione del loro Paese e il blocco del Donbass hanno costretto le persone a fuggire, e i restanti si sono trovati in condizioni che, tra l’altro, sono uno dei motivi legali per la qualifica di genocidio – “creazione delle condizioni destinate alla distruzione totale o parziale della popolazione”. È anche noto che queste condizioni sono state create intenzionalmente: le autorità ucraine hanno direttamente minacciato la popolazione del Donbass, accentuando le sofferenze che saranno inflitte ai bambini.

Nel suo discorso durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, V. Nebenzja (n.d.T. diplomatico russo e attuale rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite) ha mostrato in modo convincente le bugie della leadership ucraina. Affermando che la Russia “interferisce negli affari interni dell’Ucraina”, V. Yelchenko (n.d.T. rappresentante permanente dell’Ucraina presso l’ONU dal dicembre 2015) ha mentito, poiché la Russia non impone la sua cittadinanza, ma la fornisce solo in modo semplificato a coloro che chiedono la cittadinanza russa.

Inoltre, il decreto presidenziale annulla una delle principali condizioni per la concessione della cittadinanza nel modo usuale, vale a dire la necessità di rinunciare alla cittadinanza di altri Stati. I residenti del Donbass possono ricevere la cittadinanza russa, mantenendo la cittadinanza ucraina. Allo stesso tempo, non saranno individui con doppia cittadinanza, ma saranno cittadini della Russia e cittadini dell’Ucraina.

Al Rappresentante ucraino presso le Nazioni Unite rimaneva solamente la profusione in ringraziamenti a quei membri del Consiglio di Sicurezza che hanno condannato il “decreto illegale” e lo hanno paragonato “all’aggressione dell’URSS nel 1939” (?!). Non c’era altro da dire.

Il 27 aprile, il Presidente eletto dell’Ucraina, Zelenskij, ha affermato che le autorità russe non sarebbero in grado di “sedurre” un gran numero di ucraini con i passaporti russi. Ad modello, “se qualcuno decide di ottenere la cittadinanza russa, lo farà per guadagnare denaro o nel tentativo di sfuggire a un procedimento penale in Ucraina”. Dichiarazioni di questo tipo suggeriscono che Zelenskij non è a conoscenza delle norme del diritto internazionale che disciplinano la concessione della cittadinanza e non e non riesce a riconoscere l’essenza del decreto presidenziale. Mi piacerebbe pensare che sia solo per ignoranza, non più di questo, e non una ripetizione della posizione del precedente governo, che definisce i suoi cittadini “terroristi”, cioè non più cittadini, ma individui fuori legge.

Il decreto presidenziale del 24 aprile è del tutto legale in termini del diritto internazionale e nazionale. Non interferisce in alcun modo negli affari interni dell’Ucraina, essendo una misura di carattere umanitario. Oggi, risolve alcuni problemi vitali che sono sorti in relazione al blocco del Donbass.