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La storia del primo e ultimo matrimonio gay in Russia

Evgeny Voytsekhovsky e Pavel Stotsko pensavano di avercela fatta. Pensavano di poter vivere in Russia come marito e marito, prima coppia gay nella storia del Paese a essere unita in matrimonio, valido e legittimo. E invece sono dovuti scapare via.

La storia di Evgeny e Pavel, medico l’uno e studente di medicina l’altro, è in bilico tra la tragedia e la commedia. Due omosessuali in un Paese con una legislazione e delle istituzioni omofobe che, per veder riconosciuto il loro diritto a volersi bene, sono stati costretti a prendere un aereo e andare in Danimarca. Lì si erano scambiati il sì ma quel matrimonio era valido solo in Danimarca. E qui avviene il colpo di scena. Una volta tornati a Mosca, il 25 gennaio, si sono presentati all’ufficio di stato civile della città per chiedere la registrazione del matrimonio celebrato all’estero. Il funzionario non ha battuto ciglio, ha iscritto i loro nomi nel registro e ha sugellato il tutto con un sonoro timbro. Evgeny e Pavel non potevano credere ai loro occhi.

Matrimoni gay legittimi

Le unioni dello stesso sesso sono illegali in Russia. Addirittura nel Paese è in vigore dal 2013 la famigerata legge contro la “propaganda gay”, che punisce comportamenti ritenuti immorali – come un bacio o semplicemente sventolare la bandiera arcobaleno – in presenza di minori. Una legge accolta con favore dalla maggioranza della popolazione: l’83% dei russi pensa che il sesso tra persone dello stesso genere sia da condannare.

Eppure c’è un bug. La legge sui matrimoni non parla esplicitamente di persone di sesso diverso, il che vuol dire che tecnicamente un matrimonio tra uomini non è illegale. In più, la Russia riconosce i matrimoni regolarmente celebrati all’estero, con la sola esclusione di unioni tra consanguinei.

Evgeny e Pavel hanno trovato un funzionario dello stato civile preparato e zelante.

Paura

La notizia era talmente gross ache andava gridata a gran voce. Evgeny e Pavel hanno contattato l’emittente indipendente Dozhd TV, che li ha invitati a raccontare il loro caso.

«La Russia riconosce ufficialmente i matrimoni gay» ha esultato Pavel. «Non lo abbiamo fatto solo per noi, ma per tutti gli omosessuali che hanno paura di mostrarsi in pubblico». Non sapeva Pavel che la paura avrebbe trovato anche lui.

Sabato scorso la polizia ha bussato alla loro porta di casa, dopo aver tolto la corrente e la connessione internet. I poliziotti hanno chiesto di consegnare i documenti delle nozze e gli hanno intimato di non lasciare l’appartamento, «altrimenti non vi potremo proteggere da episodi di violenza» hanno dichiarato.

La minaccia non tanto velata ha raggiunto l’effetto desiderato. Evgeny e Pavel la sera stessa sono andati all’aeroporto, senza dire a neppure uno dove andavano e senza neanche salutare i parenti.

«Tutto il Paese sapeva dove abitavano» ha detto al Moscow Times Igor Kochetov - loro amico e attivista gay - dopo averli lasciati in aeroporto. «Hanno ricevuto minacce online, chi voleva sparargli, chi dargli fuoco. Cos’altro potevano fare?»

Non è andata meglio al funzionario dello stato civile: licenziato.