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Capo diplomazia russa risponde ad accuse e sospetti dell'Occidente su operazione ad Idlib

La Russia si fa sempre guidare dal diritto umanitario ed è pronta a discutere tutto, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, commentando le accuse di alcuni ministri di Paesi occidentali, che equiparano l'operazione in programma ad Idlib delle forze governative siriane con il supporto dell'aviazione russa a crimini di guerra.

"Riguardo ai crimini di guerra ci sono procedure che sono stabilite dal diritto internazionale e dal diritto internazionale umanitario. Siamo sempre guidati dalle norme del diritto internazionale umanitario, quando conduciamo operazioni militari. Ricordo che la Russia si trova in Siria su richiesta del suo legittimo governo, un governo membro delle Nazioni Unite a cui nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza è stata più volte confermato il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale. Ripeto, siamo pronti a discutere qualsiasi condizione, ma vogliamo farlo in modo specifico e in dettaglio, piuttosto che a livello enfatico, come altamente probabile", — ha detto il capo della diplomazia russa dopo i colloqui con il ministro degli Esteri tedesco.

Il territorio della provincia nord-occidentale di Idlib è l'ultima zona della Siria a non essere controllata dalle forze fedeli al presidente Assad. La zona è controllata dall'opposizione armata, così come secondo Mosca e Damasco da alcuni gruppi terroristici che conducono periodicamente attacchi contro le truppe siriane.

La scorsa settimana a Teheran si sono svolti i colloqui tra i presidenti di Russia, Turchia ed l'Iran, rispettivamente Vladimir Putin, Tayyip Erdogan e Hassan Rouhani. I principali temi di discussione sono stati la condizione in Idlib e il processo di normalizzazione della crisi siriana. A seguito dei risultati del vertice presidenziale è stata adottata la dichiarazione di Teheran, discutendo se includere Idlib come zona di cessate il fuoco. Alla fine è stata trovata una posizione di compromesso, invitando i ribelli dell'opposizione armata anti-Assad alla tregua, sottolineando allo stesso tempo lo sradicamento dei terroristi un passaggio chiave per la pace nel Paese mediorientale.