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La crisi energetica è lontana: in Russia c’è un nuovo oceano di petrolio

Gazprom Neft prevede di investire 25 miliardi di rubli nell’estrazione di petrolio dalla cosiddetta formazione di Bazhenov che occupa la profondità estrema di tutta la Siberia occidentale. Viene studiata da più di mezzo secolo, ma ancora non è stato appurato il modo in cui trovare un giacimento e renderlo profittevole per l’estrazione.

Uno strato sottile e costoso

Il petrolio si forma in profondità sotto la superficie terrestre a partire da organismi animali e vegetali fossili. Con il tempo si deposita nelle crepe e nei pori della roccia fino a formare una sorta di enorme riserva. Non resta che trivellare una precisa località e pompare fuori la materia prima.

Così si è formata la maggior parte dei maggiori giacimenti del mondo come quello della Siberia occidentale: il maggiore granaio energetico della Russia. Si ritiene che gran parte del petrolio di questa regione provenga dalla formazione di Bazhenov, uno strato di scisto bituminoso depositatosi a una profondità di 2-3 km.

La formazione di Bazhenov occupa l’intera parte centrale della pianura siberiana occidentale. Secondo varie stime, in questo sottile strato di soli 20-60 m sarebbero contenute dai 18 ai 170 miliardi di tonnellate di petrolio. La questione è come estrarlo: mentre dai giacimenti tradizionali il petrolio esce da solo, in questo caso bisognerebbe adottare metodi non convenzionali.

Le particolarità della formazione di Bazhenov

La formazione di Bazhenov è stata descritta per la prima volta nel 1959 dal geologo sovietico Fabian Gurari, uno degli scopritori di questa zona. Gurari suppose che potesse essere una fonte di idrocarburi, il che venne poi confermato nel 1968 quando presso il giacimento di Salymsk nei pozzi trivellati in direzione Bazhenov si cominciò a pompare petrolio.

Gli scienziati scrissero decine di articoli e monografie sulla formazione di Bazhenov, ma le questioni principali che contribuirebbero a realizzarne lo sfruttamento rimangono aperte. Ad modello, ad oggi non esiste una metodologia affidabile per la prospezione di un giacimento. Pozzi tra loro vicini possono dare risultati diversi: uno può rivelarsi profittevole, l’altro può essere “secco”.

Nella formazione di Bazhenov, inoltre, non abbondano crepe e pori in cui è presente il petrolio. Gli idrocarburi sono piuttosto stati trattenuti nei pori della roccia oppure sono andati a costituire una miscela di composti organici all’intimo di rocce sedimentarie (il cherogene).