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Fedor bistrot, un angolo di Russia a Firenze

Il caviale, certo. E l’insalata russa Olivier, blini o aladi con la panna acida, il burro, l’uovo, ma anche con gorgonzola e noci, o fegatini, o ricotta e agrumi, per creare un tocco di simpatica fusion tra cucine lontane che si incontrano senza scontrarsi, perché oltretutto a Firenze lo spirito russo aleggia ormai da un bel po’ di tempo, se è vero che i primi arrivarono addirittura nel 1439 per il Concilio, allora un evento religioso di risonanza addirittura mondiale. E se è vero che i Demidoff come i Bouturlin ci hanno fatto fortuna, ma hanno anche speso e donato tantissimo del loro tempo soprattutto denaro all’arte, alla cultura, ai grandi monumenti della città.

finale del Capriccio Italiano. Se è vero che la Chiesa Ortodossa Russa dalle imponenti cupole e dalle suggestive pitture art nouveau è tra le più grandi al mondo fuori dalla Russia, e sicuramente fu la prima in Italia. Se è vero infine che per due volte a Firenze soggiornò un certo Fëdor Michajlovič Dostoevskij, la prima nel 1862 con l’amico critico letterario Strachov, alla Pensione Svizzera di via Tornabuoni (e i due avranno poi ricordato le allegre serate scandite dalle bottiglie di Chianti), la seconda con la moglie Anna. Quando mise mano al suo romanzo “L’Idiota”. In via Guicciardini, nel 1868. In una casa d’angolo. E proprio una “casa d’angolo”, ma con l’affaccio su uno dei più bei panorami urbani del mondo intatto, quello di piazza della Signoria, è il luogo che nel nome di Fëdor celebra quella simpatica, particolare fusion tra cucine, tra la riva d’Arno e i grandi fiumi della Russia. Protagonisti, sapori che hanno il gusto di un convegno comunque non casuale ma ricercato e costruito per esaltare il più possibile gli affascinanti sapori “old style” che ci giungono dalla Vecchia Russia.