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Così l’America e la Russia si spartiscono il mondo - Tiscali Notizie

Inizia un nuovo capitolo nella spartizione della Siria. Si chiama "Missione Ramoscello d'Ulivo" l’operazione militare e aerea della Turchia in Siria con l'obiettivo di colpire le milizie curde Ypg nel cantone di Afrin, zona nord-occidentale del Paese. Le ragioni dietro l’operazione turca vanno ricercate nella rivalità tra la Turchia e i curdi siriani, che Erdogan accusa di avere legami profondi con i curdi turchi del PKK, organizzazione che il governo turco considera terrorista. 

La coalizione militare anti-Stato Islamico (Isis) guidata dagli Stati Uniti aveva annunciato un piano per l’addestramento di 30mila uomini che avrebbero dovuto far parte di una nuova “Guardia di frontiera” per sorvegliare i confini. La Turchia aveva interpretato la mossa della coalizione come un tentativo americano di sostenere le ambizioni curde di creare di un proprio stato.

Già nell’agosto 2016 i soldati turchi, alleati all’Esercito libero siriano, una coalizione di gruppi ribelli di diverso tipo, erano entrati nel nord della Siria per riprendere alcuni territori controllati dallo Stato Islamico ma soprattutto per frenare l’avanzata dei curdi a ovest del fiume Eufrate. Ora la condizione si complica: la Russia, che si è ritirata con le sue truppe da Afrin sembra avallare i raid della Turchia mentre il governo Damasco minaccia ritorsioni nei confronti dei turchi.

Ma quale è la vera posta in gioco? Secondo i curdi siriani la Russia ha fatto un accordo con la Turchia di Erdogan. I turchi hanno mano libera contro i curdi siriani in cambio della possibilità per la Russia di avere carta bianca contro i gruppi ribelli e islamisti, molti dei quali legati ad Al Qaida, che sono concentrati a Idlib, città del Nord della Siria ritenuta una roccaforte fondamentale per mettere sotto controllo la Siria “utile”.

In poche parole i curdi sarebbero stati traditi due volte. Dagli americani che dopo averli usati nell’assedio di Raqqa contro l’Isis adesso li lasciano come bersaglio della Turchia. Ma anche dalla Russia che comunque ha sempre fornito uno storico sostegno ai curdi, in particolare del Pkk, storico partito marxista-leninista che per altro da diverso tempo ha abbandonato la versione ideologica più ortodossa per abbracciare una visione più aderente alla realtà sociale del Medio Oriente. In questo senso l’autonomia dei curdi siriani era diventato un modello di particolare interesse, basato sull’uguaglianza tra i sessi e mirato alla riforma di una società fortemente tradizionale.

Ma ora sarà anche interessante vedere la posizione del regime di Damasco, alleato di Mosca e Teheran, che si oppone a ogni intrusione della Turchia. In un certo senso tutto quanto vediamo proviene dagli accordi di Astana tra Russia, Turchia e Iran. E gli scenari non sono finiti. Quello in Siria è un conflitto per la spartizione delle influenze regionali con in campo attori principali come Washington e Mosca e ambiziose potenze regionali come Iran, Turchia e Israele che dal 1967 occupa le alture siriane del Golan. Tutti vogliono un pezzo di Siria: la spartizione, dopo la sconfitta del Califfato, è cominciata e i primi a farne le spese sono i curdi, non una tragica novità nella storia attuale del Medio Oriente.