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VIDEO MN24 / Nocera Inferiore – La notte dell’accensione del…

Area di sosta è una nuova rubrica, dedicata a temi che spesso sfuggono e che riguardano vari campi, non necessariamente locali. Comincia Giovanni Tortora, che riga dopo riga ci conduce nel mondo dell’innovazione a volte a azzardo incidenti  (m.m.)

Sono state recuperate le scatole nere per cercare di ricostruire le cause dell’incendio dell’aereo russo Sukhoi Superjet 100. L’aereo di proprietà della compagnia Aeroflot era stato ultimato nell’agosto 2017 da una joint venture italo – russa, infatti risale al 2006 la firma a Mosca del programma Superjet 100 con Alenia Aereonautica del gruppo Finmeccanica. Anche il motore aveva derivazione occidentale, infatti, è stato il risultato di un lavoro a gomiti stretti tra la francese Safran e la Saturn Russian Company.                    Dopo circa 30 minuti dal decollo l’aereo ha effettuato l’atterraggio di emergenza (questo risulta dai dati del sito Flightradar24, che dà la posizione degli aerei in tempo reale) e ha preso fuoco per cause ancora in corso di accertamento. Simile episodio era già capitato nel maggio del 2012, dove un aereo Sukhoi Superjet 100 con 48 persone a bordo precipitò mentre effettuava un volo dimostrativo in Indonesia. Non sempre l’innovazione tecnologica raggiunge i risultati sperati in fase di progettazione e prototipazione, in particolare quando si tratta di aggeggi altamente complessi come gli aerei. Siamo consapevoli che l’innovazione è una black box, una scatola nera, di cui non si conoscono i potenziali effetti sul mercato.