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La Russia crea il maxi-distretto dei formaggi con l'aiuto delle aziende italiane

Nella partita dell'embargo ai prodotti agroalimentari europei e quindi anche italiani, la Russia gioca una carta nuova. A sorpresa. Ed è il mercato a chiederlo. Dopo tre anni di autarchia lattiero-casearia, la produzione di formaggi russi non è sufficiente a soddisfare le richieste interne. Da qui la soluzione della Regione di Mosca: creare un distretto produttivo con l'aiuto delle migliori aziende italiane del settore. Praticità e concretezza russa che certamente farà storcere il naso a molti, ma che deve essere presa seriamente.
A rilanciare in Italia la notizia è stata Assolatte, che raccoglie le industrie di trasformazione italiane. È pronto un "piano operativo" che porterà l'area a diventare non solo il secondo distretto caseario dell'intera Russia ma anche il più specializzato nella produzione di formaggi simili a quelli tradizionali italiani. Numeri e mercato spiegano tutto. Tra 2013 e 2016 le importazioni di formaggi in Russia sono diminuite del 42,5% mentre la produzione interna è aumentata del 60,8%, ma nonostante questo «continua a mancare l'expertise per ottenere una produzione casearia di alta qualità, come quella italiana, molto apprezzata e richiesta dal mercato russo». È qui che salta fuori il problema. Si tratterà di formaggi non prodotti nel nostro Paese ma probabilmente con l'aiuto della sapienza produttiva delle imprese italiane. Ma c'è da chiedersi se potranno essere definiti formaggi italiani nel senso più genuino del termine.
In attesa che gli esperti si pronuncino, rimangono i fatti e i soldi messi in campo dai russi. Il progetto verrà presentato l'8 e il 9 novembre a Mosca nel corso dell'International Agricultural Dairy Forum. Per due giorni – spiega Assolatte –, i rappresentanti delle istituzioni moscovite, del Ministero dell'Agricoltura e gli operatori del settore lattiero-caseario russo presenteranno i dettagli del progetto. Che è riassunto in pochi numeri: entro la fine del 2018 nel Dmitrovsky District saranno realizzati
sette stabilimenti caseari per una superficie complessiva di 17 ettari e una potenzialità produttiva annua di 12.000 tonnellate di formaggi di qualità. Investimento complessivo pari a 5 miliardi di rubli (pari a 75 milioni di euro). Il ciclo sarà completo: dagli allevamenti al confezionamento. I soldi arriveranno dal governo. Ma, dice sempre Assolatte con una punta di soddisfazione, «a metterci il know-how dovrebbero essere le imprese casearie italiane, invitate dalle istituzioni russe per sviluppare partnership finalizzate alla produzione di quei formaggi che i consumatori russi sanno essere di grande pregio». Perché è questo che i russi cercano: sapore d'Italia nel latte russo.