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I missili di Trump in Siria contro l'interventismo di Putin

  Adesso può succedere di tutto ma i raid targati Usa (con Francia e Gran Bretagna) non sono umanitari ma politici e hanno un obiettivo: Putin. I motivi? Il Cremlino è un elemento di grande disturbo per la strategia americana di “esportazione della democrazia” e con l’intervento del 2015 in Siria ha segnato per l’America e i loro alleati del Golfo Persico una sconfitta cocente

A volte basta una parola. Per modello “resolve”, che significa soluzione, determinazione, grinta. L'ha usata il New York Times, il quotidiano (americano) tra i più inclini alle campagne russofobiche degli ultimi tempi, per dire che “Regno Unito e Francia si uniscono ai raid per mostrare il resolve, appunto, dell'Occidente". La stessa parola, resolve, aveva segnato la sfortunata campagna elettorale di Hillary Clinton, che predicava più determinazione e più grinta nella gestione delle relazioni internazionali. Un giornale è solo un giornale ma questo titolo ci dice alcune cose.

La prima è che Donald Trump, incalzato dalle accuse di debolezza, se non di complicità, nei confronti della Russia, è stato espropriato della Casa Bianca ed è ormai totalmente dominato dai militari e dai politici che sono espressione del complesso militar-industriale degli Usa, che con la sola produzione bellica vale il 10% del Prodotto intimo lordo del Paese. Per conseguenza, gli Usa sono ormai tornati alla politica neo-con gestita da un fronte trasversale di democratici e repubblicani, che con le sue imprese di stampo coloniale (Afghanistan 2001, Iraq 2003, Ucraina 2014) ha segnato un'era, solo di poco mitigata durante l'amministrazione Obama, comunque corresponsabile della costruzione del sistema missilistico in Romania e Polonia (2008) e della distruzione della Libia (2011).

Gli attacchi contro le basi di Bashar al-Assad, forse colpevole e forse no di aver usato armi chimiche contro l'ultimo caposaldo dei terroristi di Jaysh al-Islam (l'Armata dell'Islam) nella città di Douma, non sono un bombardamento umanitario, come Trump, Teresa May e Emmanuel Macron vorrebbero far credere, ma un bombardamento politico. E l'obiettivo non è la Siria, ma la Russia. Come appunto voleva la Clinton, il candidato scelto e sostenuto, nella corsa alla Presidenza del 2016, dalle lobby degli armamenti e della difesa e dallo schieramento neo-con.