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La Russia testa con successo missile balistico intercontinentale RS-24 Yars

La Russia ha lanciato con successo dal cosmodromo di Plesetsk, il missile balistico intercontinentale RS-24 Yars. E’ quanto comunica il Ministero della Difesa russo.

“L’obiettivo del lancio era quello di confermare l'affidabilità dei razzi della stessa classe. Le testate sperimentali MIRV hanno raggiunto il loro obiettivo nel poligono di Kura, nella penisola di Kamchatka”. Mosca non dirama dettagli sul numero di testate impiegate nel test. Il riarmo della triade nucleare russa si concluderà entro il 2020, secondo quanto disposto dal Presidente russo Vladimir Putin, con l’entrata in servizio del missile balistico intercontinentale super pesante Sarmat. Con il lancio di ieri, Mosca ha inaugura la "stagione di fuoco” annunciata la scorsa settimana dal Ministero della Difesa russo. Mobilitati undici reggimenti strategici. Il 27 giugno scorso, Mosca ha lanciato con successo un missile Bulava dal Mare di Barents. Ad ottobre, infine, è previsto il lancio del missile termonucleare super-pesante RS-28 Sarmat. Le Forze Missilistiche Strategiche sovrintendono al 60% dei vettori della triade nucleare russa integrata nella SNF o Strategic Nuclear Forces.

Le forze missilistiche della Russia mantengono in servizio un certo numero di R-36MUTTKh/SS-18 Mod 4 e di R-36M2 Voevoda (SS-18 Mod 6). Il primo, per definizione implementa “caratteristiche tattiche e tecniche migliorate”, trasporta fino a dieci testate Mirv con un’autonomia di 11 000 km ed una Probabilità di errore circolare di 370 m. E’ stato prodotto in 278 esemplari. L’R-36M2 Voevoda/SS-18 Mod 6 è in servizio dal 1988. Può colpire ad undicimila km di distanza con una singola testata o dieci Mirv con Cep di 220 metri.

Lo scorso febbraio, il comandante della Strategic Missile Forces (40 reggimenti missilistici), il generale Sergei Karakayev, ha confermato che il 99% dei 400 missili balistici intercontinentali basati a terra ed equipaggiati con testate nucleari di diversa potenza, sono mantenuti in stato di combat-ready. Nel 2016 le Forze Missilistiche Strategiche hanno effettuato sei lanci, quattro dei quali per validare i nuovi asset. Complessivamente, nel poligono di Kapustin Yar sono stati testati 160 sistemi d’arma, il doppio dello scorso anno. Il Ministero della Difesa russo ha già annunciato il ritiro di quasi tutti gli ormai obsoleti Icbm come gli SS-18 Satan, SS-19 Stiletto e SS-25 Sickle (Topol).

L'evoluzione della tecnologia MRV

La tecnologia Multiple reentry vehicle, Mrv, si basa sulla capacità di conferire ai missili balistici un maggiore letalità, pur mantenendone invariato il numero. Le testate Mrv conferiscono al missile la capacità di colpire con diversi vettori un singolo bersaglio. Il concetto si è poi moderno nelle testate Mirv o Multiple independently targetable reentry vehicle. Le testate Mirv, a differenza delle Mrv, colpiscono diversi bersagli invece di massimizzare la loro efficacia su un solo obiettivo. Le testate Marv o Maneuverable reentry vehicle, infine, rappresentano l’ultima evoluzione delle Mirv. Le Marv sono ritenute in grado modificare il proprio tragitto in volo con brusche manovre così da ingannare i sistemi anti-balistici. Mosca continua lo sviluppo delle testate Marv, anche se quasi tutti gli sforzi sono ormai concentrati negli asset ipersonici. Le piattaforme ipersoniche, che entreranno in servizio tra 10/15 anni, riscriveranno il modo stesso di concepire una difesa antimissile. Sistemi come il Sarmat, impongono un cambiamento nella postura nucleare deterrente.

Il missile Bulava

Il 27 giugno scorso, il sottomarino strategico K-535 Yury Dolgoruky, unità classe Borei Progetto 955 in servizio con la Flotta del Nord, ha lanciato con successo un missile balistico intercontinentale a propellente solido R-30 Bulava. Il missile è stato lanciato in immersione dal Mare di Barents. Le testate hanno colpito i bersagli nel poligono di Kura, nella penisola di Kamchatka, nell’Estremo Oriente russo.

“Le testate rilasciate (quindi si tratta di impatti multipli indipendenti) hanno effettuato un ciclo di volo completo e colpito con successo gli obiettivi designati”. Un missile balistico intercontinentale, dopo la fase di propulsione e spinta, raggiunge l’orbita terrestre per rilasciare il veicolo di rientro principale, la punta del missile. Quest’ultima, una volta posizionata tramite navigazione inerziale, rilascia le testate che colpiscono gli obiettivi rientrando dall’atmosfera terrestre. L’ultimo test risaliva al 27 settembre dello scorso anno, quando due Bulava furono lanciati dal sottomarino Yuri Dolgoruky. Il Ministero della Difesa russo non precisa il numero di testate imbarcate sul Bulava lanciato.

La classe Borei

La Marina russa riceverà otto sottomarini balistici classe Borei: tre 955 e cinque 955-A o Borei II. I 955 saranno armati con sedici missili Bulava, i 955-A classe Borei-II con venti. Progettata su uno scafo idrodinamico pensato per ridurre le emissioni di rumore a banda larga, la classe Borei è la prima nella marina russa ad utilizzate una propulsione pump-jet. I sottomarini Borei sono lunghi 170 metri, con un diametro di 13 metri ed una velocità massima in immersione di 46 chilometri all'ora conferita dal reattore nucleare OK-650.

La profondità operativa è attestata sui 380 metri (test massimo avvenuto a 450 metri). Il missile a tre stadi Bulava, nome in codice Nato SS-N-30 Mace, è la versione navale del più avanzato missile balistico russo, l’SS-27 Topol-M. Può essere lanciato anche in movimento. È lungo 12,1 metri, diametro di 2,1 metri e pesante 36,8 tonnellate: può colpire bersagli fino a diecimila chilometri di distanza ed è progettato per equipaggiare esclusivamente i sottomarini nucleari classe Borei. Le modifiche sui Typhoon sono state ritenute troppo costose. Afflitto da numerosi problemi di sviluppo, il Bulava è stato dichiarato operativo dal Ministero della Difesa russo nel gennaio del 2013, tuttavia i test sono ancora in corso. Ad oggi, la prima linea di fuoco spetterebbe ai Delta IV. La classe Borei sarà in grado di trasportare 148 missili R-30 Bulava per 1.480 testate ognuna delle quali di 100-150 kilotoni. La futura flotta strategica russa sarà formata, secondo i dati ufficiali del Ministero della Difesa russo, da 13 sottomarini, tra cui sette classe Borei. Il Cremlino ha in itinere diversi progetti speciali per le sue piattaforme sottomarine. Probabilmente, uno dei Borei sarà riconvertito per operazioni segrete.

La linea temporale della classe Borei

L’ultimo sottomarino a propulsione nucleare classe Borei, lo Knyaz Pozharsky, è entrato in produzione il 23 dicembre scorso presso il cantiere Sevmash, a Severodvinsk. I primi tre Borei Progetto 955 sono il K-535 Yury Dolgoruky, il K-550 Aleksandr Nevskij ed il K-551Vladimir Monomakh. Il K-535 si è unito alla Flotta del Nord nel gennaio del 2013, seguito dal Nevskij alla fine di dicembre dello stesso anno. Il Nevskij è in servizio con la Flotta del Pacifico. Il K-551Vladimir Monomakh è entrato in servizio nel 2014 con la Flotta del Pacifico. Il K-535 Yuri Dolgoruky è assegnato alla forza di allerta permanente con missioni di pattugliamento nell'Artico. Il quarto Borei, lo Knyaz Vladimir, primo del Progetto 955/A, è in costruzione dal luglio 2012 presso il cantiere Sevmash, nel nord della Russia. Entrerà in servizio con la Marina russa entro il prossimo anno. La costruzione del quinto sottomarino a propulsione nucleare Knyaz Oleg è iniziata nel luglio del 2014. I lavori sul sesto Borei, il Generalissimus Suvorov, sono iniziati nel dicembre del 2015. Poche settimane dopo anche il settimo Borei, battezzato Imperator Aleksandr III, è entrato in produzione nei cantiere di Severodvinsk. Il cantiere per l’ultimo sottomarino classe Borei e quinto della serie A, il Prince Pozharsky, è stato avviato il 23 dicembre scorso.

Russia, la componente strategica terrestre

Il missile balistico intercontinentale a tre stadi Topol-M è stato testato con successo in diverse occasioni dal cosmodromo di Plesetsk, a nord ovest della Russia. Nel test dello scorso settembre, il missile a guida di tipo inerziale autonomo, avrebbe dimostrato alta precisione e, complessivamente, buone prestazioni, colpendo il bersaglio designato sul poligono di tiro nella penisola di Kamchatka, in Russia. Il missile a propellente solido, sarebbe immune allo Scudo Antimissile americano (ABM), grazie alle sue capacità di compiere brusche virate, rilasciare falsi bersagli oltre alla completa schermatura contro ogni tipo di attacco Emp o laser. L’unica possibilità di abbatterlo sarebbe nella fase di spinta (Boost Phase): compito che spetterebbe agli intercettori basati in Polonia. Con i suoi diecimila km di gittata, il Topol-M potrebbe colpire impunemente qualsiasi parte degli Stati Uniti. La sua Probabilità di Errore Circolare è stimata in 200 metri: trasporta una singola testata con una resa massima di 550 kilotoni, ma può essere facilmente riconvertito per il trasporto massimo di sei testate Mirv. A differenza della sua controparte statunitense, il Topol-M può essere lanciato sia da rampe mobili che da silos.

RS-24 Yars (nome in codice Nato SS-29)

L’RS-24 Yars è un missile balistico intercontinentale di quinta generazione. È una versione aggiornata del missile balistico Topol-M ed è stato testato ed ufficialmente presentato nel 2007, in risposta all’installazione dello scudo missilistico della Nato in Polonia. Rispetto al Topol-M, l'RS-24 Yars è equipaggiato con sei/dieci testate Mirv da 100/300 kilotoni. L’RS-24 è in grado di colpire bersagli ad una distanza massima di dodici mila chilometri con CEP di 150 metri. E’ uno degli ICBM più veloci del mondo, con un’accelerazione finale di oltre mach 20. La divisione Teikovo, nella Russia centrale, è stata la prima a ricevere nel settembre del 2012 i nuovi missili di quinta generazione con due reggimenti e 18 missili pronti al combattimento. Altri due reggimenti mobili equipaggiano la 39a Guards Rocket Division, a Novosibirsk, in Siberia, mentre la 28th Guards Rocket Division, a Kozelsk, nella Russia centrale è equipaggiata con la versione fissa nei silo.

RS-28 Sarmat (nome in codice Nato Satan-2)

Il missile balistico intercontinentale Sarmat dovrebbe trasportare fino a quindici testate Mirv/Marv e sarà in servizio con sette reggimenti delle Forze Missilistiche Strategiche della Federazione Russa. Le traiettorie di volo verso i potenziali bersagli saranno quelle sopra il Polo Nord ed il Polo Sud. Il primo stadio del motore del missile Sarmat è stato testato con successo: i problemi tecnici individuati in precedenza sono stati risolti. I test sono stati rinviati più volte, accumulando almeno sette mesi di ritardo. Le enormi dimensioni del missile hanno richiesto dei lavori di ristrutturazione dei silos che sono stati completati lo scorso anno presso il centro spaziale di Plesetsk, nel nord-ovest della Russia. I problemi riscontrati, ma non rivelati, riguardavano il prototipo. I russi continueranno a validare le caratteristiche in diverse prove reali così da evitare spiacevoli inconvenienti, come avvenuto per i missili UR-100: questi ultimi, messi già in servizio, si rivelarono incapaci di colpire obiettivi a lungo raggio per l’eccessiva vibrazione dello scafo che ne distruggeva la struttura. La leadership del Paese si dimenticò di testare il missile alla sua massima gittata, autorizzando la produzione seriale di un sistema non in grado di colpire il bersaglio a lungo raggio. Il missile super–pesante termonucleare da oltre cento tonnellate a propellente liquido, è in fase di sviluppo dal 2015 in risposta al sistema americano Prompt Global Strike. E' destinato a sostituire l'intera linea deterrente formata dal sistema SS-18 Satan, il più grande missile balistico a propellente solido intercontinentale del mondo mai realizzato ed entrato in servizio nel 1967. Il Sarmat ha un'autonomia stimata di oltre dodicimila km. È stato progettato per raggiungere Mach 20 e rilasciare dieci testate pesanti o quindici leggere a rientro multiplo indipendente. Probabilmente, quando entrerà in servizio sarà dotato esclusivamente di testate Marv. Sia il Sarmat che il Satan sono più potenti dei Minuteman Usa che resteranno in servizio almeno fino al 2030 con una serie di aggiornamenti.

Le divisioni equipaggiate con il Sarmat, che sostituirà dopo 28 anni il sistema R-36M2 Voyevoda, saranno in servizio deterrente nel Territorio di Krasnojarsk, in Siberia orientale e nella regione di Orenburg, negli Urali del sud. L’R-36M2 Voyevoda resterà in servizio fino al 2022.

E’ chiamato in svariati modi: scudo missilistico, rete di difesa esoatmosferica solo per citarne alcuni. Tuttavia, si tratta di un sistema che potrebbe soltanto sperare di intercettare una manciata di missili provenienti dalla Corea del Nord o dall’Iran. E questo è un dato di fatto.

Il territorio americano affida la sua difesa al sistema Ground-based Midcourse Defense, progettato per intercettare missili balistici a lungo raggio in entrata. I quarantaquattro intercettori sono schierati a Fort Greeley, in Alaska e presso la Vandenberg Air Force Base, in California. Gli intercettori si basano sull’Exoatmospheric Kill Vehicle, sistema cinetico di rilascio che utilizzando i dati di orientamento e sensori di bordo dovrebbe identificare e distruggere un missile in arrivo nello spazio. A questa linea di difesa continentale, bisogna aggiungere le trentatré unità Aegis della Us Navy equipaggiate con intercettori SM-3. Lo scudo americano, sarà integrato nel Ballistic Missile Defense della Nato in Europa. Le postazioni di fuoco europee dello Scudo Spaziale Usa/Nato sono in Polonia ed in Romania. Il Mar Mediterraneo, così come il Mar Adriatico e Ionio, rappresenta il fulcro delle capacità offensive dello scudo con rotazione costante dal 2011 di incrociatori lanciamissili classe Ticonderoga e Arleigh Burke. Le due stazioni di allarme precoce sono state schierate presso la stazione della Raf di Fylingdales ed in Turchia. La stazione mobile AN/TPY (Army Navy / Transportable Radar Surveillance) è stata schierata presso la base Kürecik, in Turchia, nel gennaio del 2012.

Il programma BMD, questo è un punto fondamentale, è stato progettato per intercettare una manciata di missili provenienti dall’Iran o dalla Corea del Nord.

L’attuale tecnologia non è semplicemente in grado di arrestare in modo affidabile un massiccio attacco missilistico russo o cinese. L’intercettore cinetico è ritenuto ancora inaffidabile ed sproporzionato per debellare una minaccia stratificata, ad modello contro un attacco di saturazione portato da centinaia o migliaia di testate a rientro multiplo indipendente.

Ad oggi, gli Stati Uniti avrebbero tra il 50/70% delle possibilità di intercettare un vettore nemico nello spazio. Ed anche questo è un dato di fatto: un missile su due riuscirebbe a rilasciare le sue testate che colpirebbero i bersagli sul suolo americano.

Nessuno scudo di difesa al mondo potrebbe riuscire a debellare un attacco di saturazione, ma quest’ultimo non giungerebbe di sorpresa ne sfuggirebbe alla rete di allarme precoce. L’approccio dalle ben note rotte circumpolari verrebbe certamente rilevato sia dai radar a terra sulla costa orientale e occidentale degli Stati Uniti che dallo spazio. In alcun modo, un attacco preventivo russo o cinese potrebbe cogliere di sorpresa gli Stati Uniti e decapitare la linea di comando. In ogni caso, gli Stati Uniti hanno sempre in mare dai quattro agli otto sottomarini strategici armati con testate termonucleari a rientro multiplo indipendente in posizione di lancio a copertura di possibili obiettivi. L’intera flotta Ohio, composta da quattordici sottomarini, potrebbe cancellare la vita sul pianeta. Diverse volte.