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"Il moderno terrorismo? È figlio dei teorici russi che volevano morto lo Zar"

«Necaev fu l'anima nera del movimento terroristico e costituisce ancora oggi per vari aspetti un enigma. Demonizzarlo però non ha senso. Dostoevskij in sostanza nei Demoni parla di lui, ma lo stesso scrittore russo lo considerava un mistero».

Ecco, Dostoevskij lanciò in un certo senso l'allarme sul fatto che stava capitando qualche cosa di radicalmente nuovo in Russia. Che stava nascendo una violenza nichilista diversa e pericolosa. Ma fu ignorato...

«Ciò che stava avvenendo in Russia attorno a Necaev era a tal punto sconcertante che sia i moderati, sia i progressisti ne restarono spiazzati. Furono in un certo senso vittime di quello che oggi chiameremmo politicamente corretto. Furono come paralizzati di fronte a quegli ideali rivoluzionari forieri di orrori e genocidi».

Necaev era comunque un teorico, ma con il 1905 cambiò tutto...

«Nei primi anni del Novecento il terrorismo in Russia ha assunto un carattere organizzato sempre più rigoroso e, soprattutto, è diventato un fenomeno di massa, legato alla lotta rivoluzionaria generale. Ormai siamo prossimi al passaggio dal terrorismo di base a quello che sarà il terrorismo di Stato comunista».

«È stato un passaggio ovvio e naturale dettato dalla comunanza ideologica. Semmai a essere stato diverso, nel terrorismo degli anni Settanta in Occidente, è il rapporto con le varie compagini statali. Gli Stati erano molto più organizzati e coinvolti in un gioco geopolitico generale».

Nel terrorismo sembrano sempre emergere archetipi religiosi, anche quando si tratta di un terrorismo formalmente laico, come quello comunista. Un modello potrebbe essere il mito del martirio.

«È un problema più vasto di quanto non appaia e riguarda tutto il processo di secolarizzazione della società contemporanea in cui persino l'ateismo ha connotazioni religiose. Il totalitarismo è stato la forma più compiuta di questo fenomeno. Fra terrorismo e totalitarismo corre in Russia un collegamento che è stato particolarmente esiziale».

«Ancora una volta l'esperienza della Russia ha mostrato questa connessione fra terrorismo laico e non. È un tema complesso che tratto nell'introduzione del mio libro».

Dove Strada scrive: «Il terrorismo russo costituisce la preistoria del terrorismo presente e futuro. Coloro che si votarono alla morte gettando bombe rudimentali contro lo Zar hanno anticipato i terroristi suicidi che usano ordigni ben più sofisticati contro le folle occidentali».