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La Roma in Russia trova gli ottavi

Stavolta Edin Dzeko tradisce le attese, ma l'aria di Mosca fa sempre sorridere la Roma (quarto squillo in 5 precedenti nella capitale russa). Il sofferto successo conquistato al Luzhniki, che interrompe il lungo digiuno di vittorie europee in trasferta (406 giorni), consegna di fatto un posto negli ottavi di Champions alla truppa di Di Francesco. E la possibilità di giocarsi il primo posto nel girone (quindi un sorteggio sulla carta più agevole) contro il Real Madrid il prossimo 27 novembre all'Olimpico.

Fatta eliminazione per il gol del bosniaco, che aveva trovato l'acuto nelle precedenti sette gare in cui la Roma era stata in grado di segnare, tante le coincidenze con l'ultimo successo esterno in Champions - quello conquistato a Baku contro il Qarabag nel settembre 2017, a 2300 chilometri di distanza da Mosca -: il risultato (2-1), il gol di Manolas di testa (quarta zuccata vincente del difensore greco su cinque reti europee), l'assist su calcio d'angolo di Lorenzo Pellegrini. Che si concede anche il fasto di segnare il gol decisivo, il primo nella coppa dalle grandi orecchie dopo quello pesante nel derby con la Lazio. Quando Di Francesco aveva proposto una Roma simile a quella di ieri, con Florenzi riportato sulla linea dei trequartisti e Santon a coprirgli le spalle in difesa (mancava il solo De Rossi infortunato).

Il vantaggio immediato di Manolas recuperato alla causa - appena quattro giri di lancette trascorsi, con l'uscita del portiere Akinfeev non irreprensibile - dovrebbe mettere in discesa la gara della Roma. Che invece, pur non rischiando quasi mai (Olsen, gol subito a parte ma senza colpe specifiche, dovrà limitarsi nella sua 50ª gara di coppa a una serie di parate facili su tiri centrali o telefonati), lascia ai russi la gestione della gara. Ma l'infortunio di Mario Fernandes - che costringe Hancharenka a ridisegnare il Cska a livello tattico - e l'espulsione di Magnusson sono due episodi che contribuiscono a scrivere un esito negativo per la squadra moscovita. Mai doma anche quando si trova in inferiorità numerica, pur dimostrando grande sterilità offensiva. La Roma abbassa troppo il baricentro per lunghi tratti della gara, fallisce tre ottime occasioni con Florenzi e Dzeko ma subìto il gol del pari (ottima l'azione di Akhmetov che libera al tiro vincente l'islandese Sigurdsson) e appena è in 11 contro 10, trova la rete del successo con Lorenzo Pellegrini, anche se viziata da un fuorigioco del centrocampista romano (in virtù del tocco d'anca, difficile da vedere, di Dzeko).

I giallorossi sembrano ancora convalescenti, soffrono contro una squadra fisica ma sicuramente inferiore a livello tecnico, faticando a creare azioni in ripartenza. Stavolta però arriva il lieto fine, con il conforto delle buone prove di Justin Kluivert e dello stesso Pellegrini, diventato ormai elemento inevitabile per Di Francesco. In Europa il bilancio della Roma resta in attivo, la qualificazione già messa in cassaforte con 180' di anticipo consentirà di guardare alle prossime sfide con maggiore serenità. E in attesa del vernissage con il Real, dovrà concentrare le energie psicofisiche sul campionato per risalire la china e completare il divario con le altre big della serie A.