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Siria, Usa verso nuove sanzioni alla Russia. «Armi chimiche,…

Dopo il raid in Siria di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, cosa succede? Guerra iniziata e finita in un week-end? I giornali americani sottolineano come opere e parole di Trump collidano con la sua volontà di ritirarsi dalla Siria. In verità in Siria c’è un’esigua presenza americana, appena 2mila soldati ufficialmente lì per combattere lo Stato Islamico, ma far tornare anche quelle truppe avrebbe un valore simbolico più grande, una ritirata strategica dal Medio Oriente che spianerebbe la strada alle ambizioni di Russia e Iran. E questo non è nei piani degli americani. Lo spiega Nikki Haley, una dei pochi politici che sta crescendo all’ombra di Trump, forse l’unica, protetta da un ruolo, rappresentante permanente alle Nazioni Unite, che le permette di fare il portavoce della Casa Bianca ma di rimanere a debita distanza dal quotidiano presidenziale.

Haley, intervistata dalla tv filo Trump Fox News, afferma che le truppe americane rimarranno in Siria fino a quando non verranno raggiunti tutti gli obiettivi. Che sarebbero tre: 1) assicurarsi che le armi chimiche non vengano più usate in nessun modo e non ledano interessi americani. 2) sconfiggere lo Stato Islamico; 3) osservare le mosse dell’Iran. E quest’ultima ragione sembra quella strategica perché come ha confidato Trump poco tempo fa a un suo consigliere «ogni volta che mi giro, ogni cosa che sento, riguarda sempre l’Iran, l’Iran, l’Iran». E siccome gli ayatollah sono più attivi che mai nella regione, è difficile pensare che gli americani si ritirino.