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Accordo Russia-Turchia-Iran per una nuova “safe zone” in Siria: è scontro con i curdi

In Siria si accende lo scontro per il controllo della provincia orientale di Deir ez-Zour. Secondo fonti vicine al governo siriano, i cacciabombardieri russi avrebbero colpito postazioni curde nella zona industriale di Deir ez-Zour. Ieri le forze di Bashar al-Assad hanno attraverso il fiume Eufrate a Sud della città, nell’intento di occupare anche i quartieri sulla sponda orientale del fiume. Ma il comandante delle forze curdo-arabe (Sdf) Ahmed Abu Khawla aveva avvertito. “Siamo a tre chilometri dalla riva orientale del fiume, spareremo se cercano di passarlo”. Se confermato, il raid significa che russi e governativi non intendono rispettare la clausola non scritta dell’intesa con gli americani, in base alla quale non dovrebbero spingersi a Est dell’Eufrate e verso il confine con l’Iraq. 

Ma la posizione di Assad e di Putin è rafforza dall’accordo raggiunto ieri da Russia, Turchia e Iran ad Astana, in Kazakhstan, per una quarta “safe zone” in Siria, nella provincia di Idlib. Sarà creato un centro di controllo con ufficiali dei tre Paesi, e pattuglie miste per la sorveglianza dei check-point. La Turchia, secondo fonti non ufficiali, prenderà di fatto possesso di 130 chilometri di confine, come già nella zona di Jarabulus, e invierà uomini per coordinare una forza di ribelli moderati di parecchie migliaia di combattenti. 

Il documento sottolinea che non sarà in alcun modo compromessa “la sovranità della Repubblica araba di Siria” ma è chiaro che in questo modo la Turchia allarga la sua zona di influenza a un’ampia zona nel Nord-Ovest del Paese. In questo modo sia turchi che russi riescono a raggiungere i loro obiettivi strategici: Ankara vuole incunearsi fra le aree curdo-siriane, impedire che si uniscano e tenerle sotto pressione, anche militare; Mosca vuole sbarazzarsi degli ultimi gruppi jihadisti senza distogliere forze russe e siriane dal fronte Est per giungere fino al confine con l’Iraq. 

La nuova zona cuscinetto avrà una durata di sei mesi, estendibile. In questo periodo le tre potenze tutelari della Siria vogliono distruggere Al-Nusra, la branca siriana di Al-Qaeda, che controlla gran parte della provincia di Idlib e il capoluogo. Le forze turco-ribelli si incaricheranno della parte più difficile, l’attacco ad Idlib. Al-Nusra conta su almeno 9 mila combattenti per la difesa della città. Damasco invece cercherà di recuperare la parte orientale della provincia, quella più vicina ad Aleppo per mettere in sicurezza la metropoli riconquistata lo scorso dicembre. 

L’accordo firmato ad Astana permette di chiudere il sesto round dei negoziati di pace in Kazakhstan con un buon risultato. Le altre tre “safe zone” sono nel Sud, al confine con la Giordania, nella periferia orientale di Damasco e nella provincia centrale di Homs e finora hanno funzionato in modo soddisfacente. L’esercito di Bashar al-Assad, e le milizie sciite alleate, si è così concentrato contro l’Isis nell’Est e ha quasi liberato la città di Deir ez-Zour e parte della provincia che confina con l’Iraq. I governativi sono però in competizione con le forze curde appoggiate dagli Stati Uniti, che vogliono impadronirsi di una parte del confine siro-iracheno.