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I Giochi da trenta e lode: Russia e Usa potenze in crisi

Saranno anche un circolo chiuso le Olimpiadi invernali, ma questa è un’edizione da trenta e lode. Tante sono infatti le nazioni salite sul podio a PyeongChang, quattro in più rispetto al 2014. Con Belgio e Ungheria novità assolute. La punta è stata ridisegnata rispetto a Sochi, il posto della Russia (allora prese 33 medaglie, poi diventate 29 dopo le squalifiche per doping), c’è la Norvegia che fa ori pari con la Germania (14) ma si arrampica fino a 39 con il totale. Impressionante il Norway power; sul podio in 8 discipline su 15. 

Come il medagliere 2014 era drogato e non solo in senso figurato per le truffe dei russi, così questo non può tenere conto proprio di una nazione che si è presentata qui con una squadra meno numerosa del solito e che fino all’ultimo non sapeva se avrebbe partecipato o no. Quando riguarderemo questa Olimpiade non potremo ignorare quella sigla, Oar, e non ripensare che celasse una nazione in via, forse, di redenzione. Una via che il Cio ha voluto riconoscere solo in parte: la soluzione di negare la bandiera anche alla cerimonia di chiusura, ma di rimetterla a disposizione da oggi, è figlia di una notte tempestosa e dei due casi di doping registrati dopo la bufera. Il presidente Bach una mezza parola l’aveva data, ma neanche lui se l’è sentita di mantenerla fino in fondo. Sul fronte del no in prima fila c’erano gli Stati Uniti, che continueranno la battaglia (già hanno annunciato il boicottaggio delle gare di biathlon in Russia) e che almeno qui escono da vincitori. 

Per il resto infatti è un mezzo disastro. Duecentoquarantuno atleti, mai così tanti, per il peggior risultato da Nagano 1998: il 18% in meno di medaglie rispetto a Sochi, il 38 rispetto a Vancouver 2010. C’è chi mette in discussione pure i totem come la Nhl che privando la squadra Usa dei professionisti dell’hockey ha mandato sul ghiaccio un team destinato a farsi calpestare. Cosa che è regolarmente avvenuta. 

La falla americana ha favorito la Germania che ha fatto di quattro discipline un feudo privato: da bob, slittino, combinata nordica e biathlon sono arrivate 22 delle 31 medaglie. Inavvicinabili.  

I successi di bob e slittino sono il frutto di un sistema che, come in Norvegia, prevede la collaborazione tra le federazioni e il mondo industriale, aerodinamica e materiali arrivano dai laboratori delle case automobilistiche, logico che la distanza sia siderale con le altre nazioni. Crescono Canada, Francia e Svezia che hanno il loro miglior medagliere di sempre. Interessante il Canada: fa la parte del leone nel freestyle e si poteva pure immaginare (con gli Usa è la culla degli X-Games) ma pure nel pattinaggio artistico, e qui è meno scontato. Resta l’Olanda: 20 medaglie, sedici sulla pista lunga. Potenza della specializzazione: stai in alto nel ranking, vero, ma finisci per fare un campionato di settore non le Olimpiadi. Questioni di gusti. E di montagne che non esistono nemmeno nei sogni.