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Russia e Turchia, i dossier che dividono l'Italia dai grandi Ue

Parigi pronta a prendere nuove iniziative. Mentre Roma frena. Su Putin come su Erdogan. Opponendosi ai Paesi che vogliono mettere fine al bluff dell'ingresso di Ankara nell'Unione. 

Il tentativo di trovare un equilibrio era ardito. E alla fine, alle cinque del pomeriggio, nel mezzo del summit dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea, dall'Eliseo hanno fatto filtrare la notizia: «Alcuni Paesi andranno più lontano sulla Russia, rapidamente, ma non all'intimo del Consiglio europeo». L'indiscrezione è arrivata dopo che Emmanuel Macron, Angela Merkel e Theresa May hanno tenuto una «riunione di emergenza» - questa la definizione di Dowining Street - sull'attacco di Salisbury in cui è stato avvelenato l'ex agente dei servizi segreti russi Sergei Skripal. Ed era un modo per giungere alla cena con gli altri leader con una fuga in avanti, spingendo molto in là le richieste di fermezza e di fatto minacciando di fare crollare l'unità dell'Unione.

FORMULA BRUCIATA DALLE FUGHE IN AVANTI. Da giorni la risposta da dare a Putin agitava i corridoi diplomatici europei. Ovviamente non era in discussione la solidarietà. Ma aumentare le sanzioni, già rinnovate a ogni occasione, non è stata considerata una via percorribile. E il confronto si è avvitato su quanto spingere in là la condanna. La dichiarazione lavorata con il cesello nel Consiglio affari esteri del 19 marzo recitava: «L'Unione europea prende molto sul serio la valutazione del governo britannico secondo cui è altamente probabile che la Federazione russa sia responsabile». Londra e i Paesi Baltici avrebbero voluto ben di più: il riconoscimento di una netta responsabilità del Cremlino.

VIA L'AMBASCIATORE DA MOSCA. E lo stesso il presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk che, al contrario di Jean-Claude Juncker, si è guardato bene dal compiacersi con Vladimir Putin per la rielezione e ha chiesto ai leader Ue di rafforzare la "contro intelligence". E dunque il dossier è tornato prepontemente sul tavolo. Ma la pistola fumante non c'è, come fanno notare fonti diplomatiche, e con questa argomentazione Paesi come Italia e Grecia o Bulgaria non erano intenzionati a sostenere quelle che considerano fughe in avanti, altri considerano comunque i termini della dichiarazione su cui le diplomazie trattano «molto forti» e più alto il pericolo di mostrarsi divisi sui rumor russi. Fonti Ue fanno sapere che May e Gentiloni hanno affrontato l'argomento, ma anche che finora l'Italia aveva fatto una strenua opposizione a conclusioni più aggressive. Ma la Francia intanto ha scelto di non aspettare: la cooperazione rafforzata, tanto invocata da Macron, è stata utilizzata come pressing anche in politica estera. E alla fine nel nome dell'unità anche Roma sia è adeguata. E i 28 Paesi hanno chiesto di richiamare l'ambasciatore Ue da Mosca per consultazioni.