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Passatempi da Guerra Fredda: quando i russi andavano nei boschi a caccia di rottami spaziali

I razzi lanciati dalle basi nel Nord del Paese riempivano i boschi di detriti di metallo. I villaggi nella zona, negli anni ’80, ne hanno fatto un piccolo business, che adesso però sta scomparendo

Di solito è un territorio buono per la caccia delle renne, dei ghiottoni e del gallo cedroni. Ma a partire dagli anni ’80, la regione boschiva nei dintorni di Mezensky, nell’Oblast di Arkangel nel nord estremo della Russia, è diventata una meta perfetta per i cacciatori di rottami spaziali.

Per la precisione, come scrive Wired, si tratta di ciò che rimane della base spaziale di Plesetsk, che dagli anni ’50 in poi, per almeno trent’anni, ha lanciato circa 1.500 missili spaziali, più di 60 all’anno intorno agli anni ’70. Ogni razzo lanciato significava, per i boschi vicini, la caduta di fusoliere, taniche di carburante e di propulsori. Per anni sono rimasti lì, abbandonati nelle foreste e nelle paludi, non toccati da neppure uno.

Poi, intorno alla fine degli anni ’80, l’Unione Sovietica ha cominciato a scricchiolare. I controlli erano meno intensi, la pressione più bassa. E gli abitanti dei dintorni hanno cominciato a farsi coraggio, iniziando una serie di spedizioni nei boschi in cerca del materiale caduto nei decenni. Non era facile trovarli ma, soprattutto, non era facile smantellarli, come mostra questo documentario realizzato dal fotografo Makar Tereshin. Prima hanno provato con delle asce, poi (e con maggior successo), con una sega circolare. Un’operazione che richiedeva molto tempo, anche giorni interi. In breve, ogni casa dei villaggi vicini poteva vantare, al suo intimo, un pezzo di razzo e di materiale usato per i lanci spaziali: li usavano ovunque, per riparare i buchi nelle barche, nelle slitte da caccia, per mettere a posto le grondaie, le fogne e, addirittura, le saune. I materiali più pregiati (oro, argento, rame e titanio), come è intuibile, venivano messi da parte e rivenduti al mercato della capitale.

Poi le cose sono cambiate. Prima di tutto, sono diminuiti (quasi cessati) i lanci del cosmodromo. In secondo luogo, si è scoperto che i rottami contenevano alcune sostanze tossiche, come l’eptile, che secondo alcuni ricercatori sarebbe cancerogeno. Infine, e forse è anche la ragione più importante, i “cercatori di rottame” sono invecchiati. “Sono tutti in pensione”, fanno notare. “E neppure uno è interessato in questo genere di avventure”.

Qualcuno, come la guida di Tereshin, ancora pratica queste operazioni, ma il azzardo è sempre aumentato. Oltre alla difficoltà tecnica, anche il lato legale (non si tratta di operazioni lecite) non scherza. E, tutto sommato, la condizione generale è cambiata. I tempi sovietici, con tutte le loro necessità, sono lontani. E i rottami dei razzi che cadono sui boschi, anche se mantengono un fascino indubbio di un’era passata, non hanno più lo stesso appeal.