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Elezioni in Russia 2018, come si vota: le cose da sapere

Qual è il sistema elettorale, chi sono i candidati, che fine hanno fatto gli oppositori. Ecco perché Putin, lo "zar", si prepara al quarto mandato

La campagna elettorale in Russia è arrivata al termine: domenica 18 marzo la Federazione russa sceglie il suo nuovo presidente anche se in realtà nuovo non sarà, perché per Vladimir Putin si annuncia il quarto mandato. Per neppure uno dei candidati in corsa per la guida del Paese, infatti, ci si attende un risultato tale da impensierire l'ex agente del KGB ed ex premier, nonché leader indiscusso del Cremlino da 18 anni.

L'esito del voto, seppure dato per scontato, peserà però sugli assetti mondiali e avrà influenze sulle crisi al momento più delicate, a partire da quelle siriana e nordcoreana.

Come si vota

I cittadini russi sono chiamati alle urne domenica 18 marzo per il primo turno delle presidenziali. Il sistema di voto è analogo a quello francese. Nel caso nessun candidato ottenesse la maggioranza assoluta, gli elettori torneranno al voto per il ballottaggio l'8 aprile. Su base proporzionale sarà invece definita la nuova composizione del parlamento russo, la Duma.

Alle ultime elezioni, nel 2012, Vladimir Putin ha vinto al primo turno con il 63,6% di preferenze, che hanno permesso alla sua formazione, il Partito Nazionalista Russia Unita, di ottenere 140 deputati sui 225 totali della Duma.

Gli sbarramenti

Per poter partecipare alle elezioni, i partiti devono far parte di quelli attualmente presenti nella Duma. Quelli che non lo fossero possono presentarsi al voto solo raccogliendo almeno 105.000 firme. Per gli indipendentisti le firme necessarie sono 315.000.

Il caso Navalny

Con il principale oppositore fuori gioco, per Putin la strada si presenta in discesa. Alexey Nalvany, infatti, è stato giudicato incandidabile con un voto unanime da parte della Commissione elettorale russa, a causa di due condanne giudiziarie, una delle quali a febbraio 2017 per distrazione di fondi.

L'avvocato e blogger 42enne, che guida dal 2011 una fondazione anti-corruzione, ritiene però che i procedimenti contro di lui siano meramente politici. A dicembre 2016 aveva presentato la propria candidatura raccogliendo 700 mila firme, quando ne erano sufficienti poco più di 100.000.

Sulla sua esclusione si è pronunciata anche la Commissione europea, secondo cui esistono "seri dubbi sul pluralismo politico in Russia". Nel 2016 la Corte europea dei diritti umani aveva ritenuto iniquo il processo che nel 2013 lo ha portato alla condanna a 5 anni di carcere per appropriazione indebita. Una sentenza prima sospesa, poi revocata dalla corte suprema russa, con l'ordine di "riesaminare il caso".

L'oppositore, che ha subito un'altra condanna in un processo per motivi finanziari (tre anni e mezzo con la condizionale per il cosiddetto Yves Rocher Affaire, insieme al fratello), conta un vasto seguito soprattutto tra i più giovani e istruiti.

Tra marzo e giugno scorsi ha organizzato (ed è stato arrestato, scontando complessivamente 60 giorni in cella) sit-in e proteste contro il governo Medvedev, imputato di corruzione, e contro lo stesso Putin.

Il suo invito a boicottare il voto del 18 marzo, proclamando uno "astensione dal lavoro degli elettori", potrebbe influire sull'affluenza alle urne delle giovani generazioni.

Gli altri candidati

Putin (65 anni), pur militando nel Partito Nazionalista Russia Unita, si presenta come indipendente. A sostenerlo ci sono però formazioni che gravitano nel Fronte Popolare Russo, che raggruppa circa 1.500 piccole formazioni conservatrici.

Tra le altre formazioni in campo c'è il Partito Liberale con Vladimir Zhirinovsk, un ultranazionalista 71enne, che parla cinque lingue (oltre al russo anche l'inglese, il francese, il tedesco e il turco). Già candidato nel 1991, ora ci riprova ed è considerato il "Donald Trump di Russia": tra i suoi obiettivi c'è quello di far tornare grande la Russia, di rafforzare la sicurezza militare, contrastare la corruzione e i movimenti separatisti. Alle ultime elezioni il suo partito ha ottenuto il 13,5%.

In corsa per le presidenziali c'è anche il Partito Comunista, che un tempo contava su un ampio bacino di voti, ma che si è progressivamente indebolito: nel 1996 si avvicinò al successo (andato poi a Boris Yeltsin), salvo poi perdere consensi nel corso dei decenni. Guidato a lungo Gennaij Zyuganov si presenta al voto con il 58enne Pavel Grudinin, scelto per ringiovanire il partito in occasione del Congresso del 23 dicembre 2017. Laureato in Ingegneria meccanica, è stato CEO della Lenin State Far, un'importante azienda agricola russa.

Sergey Baburin, 59enne professore di Diritto, si presenta con Unione russa dei popoli, un movimento conservatore nazionalista. Il candidato del Partito della Crescita, nonché suo fondatore, è invece Boris Titov, 58 anni, un passato da uomo d'affari, ex commissario presidenziale per i diritti degli imprenditori; è sostenuto soprattutto dalla classe media e ha un programma improntato a un maggiore liberismo economico.

Sempre tra i candidati più noti c'è Grigory Yavlinsky, 65enne leader del partito liberale sociale Yabloko.

Tra gli outsider e novità di questa tornata elettorale anche una donna, la presentatrice TV Ksenia Sobchak: è la figlia dell'ex sindaco di San Pietroburgo nonché uomo con cui Putin ha mosso i primi passi in politica. Dopo aver ufficializzato la sua candidatura la giornalista 36enne sostiene una lista civica di orientamento liberale, spiegando di correre "contro tutti".

Infine, Maxim Suraykin, 39 anni, è il candidato del partito Comunisti di Russia, che rappresenta l'ala conservatrice stalinista, che vorrebbe restaurare l'URSS.

Non ce l'ha fatta a ottenere una candidatura il leader del Partito monarchico, Anton Bakov. Attivitsta dei diritti umani e uomo d'affari, è famoso per aver restaurato l'Impero dei Romanov, detto anche Trono imperiale o Impero russo, una micro nazione nata nel 2011 per volontà dello stesso Bakov, che idealmente rappresenta la prosecuzione della dinastia degli Zar di Russia. A guidarla è il principe Nicholas III.