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Russia, la processione «finché durerà l’epidemia»

Mentre sono quasi 900 i casi di coronavirus ufficialmente registrati e sale l’allerta in tutta la Federazione russa, anche la Chiesa ortodossa si interroga su come affrontare la pandemia.
Per il momento il patriarcato di Mosca non sembra intenzionato a sospendere le liturgie con la partecipazione dei fedeli, preferendo fare chiarezza sulle modalità con cui adempiere le pratiche devozionali nel rispetto delle misure sanitarie, e basandosi sul rimprovero del vangelo di Matteo «Non tentare il Signore tuo Dio»: i parrocchiani, «in caso di sintomi di COVID-19 o altre malattie infettive, dovrebbero astenersi dal visitare le chiese, per amore del prossimo».

Forse è ancora poco, dopo la settimana in cui a Pietroburgo migliaia di fedeli si sono accalcati nella cattedrale della Vergine di Kazan’ per baciare le reliquie di san Giovanni Battista, o visto il diffondersi di soluzioni fai da te come nel caso del sacerdote che ha aggiunto molto più vino del dovuto nel calice convinto che «l’alcool annienta il virus»…

Invece Petr Eremeev, rettore dell’Università ortodossa e igumeno (abate) dell’antico monastero Vysoko-Petrovskij, in centro a Mosca, ha pescato evangelicamente sia dalle «cose vecchie» che da quelle nuove. Da qualche giorno, accompagnato dai monaci, si reca in processione all’intimo del perimetro del monastero: «Sua santità il Patriarca Kirill e il Santo Sinodo hanno chiesto in particolare di pregare per coloro che necessitano conforto e guarigione – ha spiegato. – Così anche noi abbiamo deciso di ripetere questo gesto di preghiera finché durerà l’epidemia. Dopo la liturgia vespertina, pregheremo san Pietro di Kiev [fondatore del monastero – ndr] dinanzi alla sua icona e alle sue reliquie, dopodiché i monaci si muoveranno in processione benedicendo con l’acqua santa gli edifici». Si tratta di una tradizione presente nella nostra Chiesa sin dall’era bizantina – ha aggiunto: «Oggi tutti abbiamo bisogno di aiuto dall’alto, così i fratelli del monastero hanno deciso all’unanimità di intensificare la preghiera. Il Signore non ci abbandonerà!».

Il religioso ci tiene a sottolineare che al gesto prendono parte solo pochi monaci e, dopo la prima processione del 18 marzo svoltasi lungo i marciapiedi esterni al monastero, le successive sono previste all’intimo del complesso, in modo da rispettare le recenti disposizioni del sindaco Sobjanin, che vietano assembramenti superiori a 50 persone.

Da parte sua, l’abate Petr è ben consapevole della gravità della condizione, e sa che servono anche gesti concreti di carità. Per questo ha diffuso sui social un appello in cui invita gli studenti ad occuparsi soprattutto degli anziani: «Sono persone letteralmente tagliate fuori dal mondo, spaventate, impossibilitate a recarsi nei negozi o in farmacia per le cose essenziali. Quando vai a far la spesa, chiediti se i tuoi vicini anziani potrebbero aver bisogno di qualche cosa, e se non li conosci di persona, perché non appendi un avviso sulle scale, con i tuoi contatti e la tua disponibilità?… Miei cari! Gli studenti di Mosca hanno sempre risposto eroicamente a tutte le sfide dell’era. La memoria va agli avvenimenti del 1830, quando in autunno in città si diffuse il colera. Allora molti cittadini, compresi gli universitari, si offrirono volontari lavorando senza paura negli ospedali, aiutando i bisognosi con spirito di sacrificio. Oggi ci è chiesto molto meno. Vi esorto a sostenere con tutte le vostre forze coloro che hanno bisogno delle vostre cure! Stiamo attenti anche ai nostri familiari, che ora stanno attraversando un momento difficile! Osservate le norme igieniche quando fate la spesa, vi spostate in città e consegnate il cibo e, soprattutto, prendetevi cura di voi stessi. Ricordiamoci reciprocamente nella preghiera, e supereremo sicuramente questa prova passeggera!».